Aeroporto Firenze entra nel progetto “Rugby, la meta è oltre”

Nasce dalla collaborazione tra CSI di Firenze e l’Opera Madonnina del Grappa un percorso di integrazione ed inclusione attraverso il rugby dei detenuti del Carcere di Sollicciano a Firenze

Firenze, 21 dicembre 2013

Il Firenze Rugby 1931 sarà parte integrante del progetto “Rugby, la meta è oltre” che vedrà lo sport della palla ovale mettersi al servizio dell’azione sociale e di welfare da realizzare all’interno del Carcere di Sollicciano a Firenze, L’iniziativa educativo-sportiva nasce dalla collaborazione tra CSI di Firenze e l’Opera Madonnina del Grappa, attraverso Don Vincenzo Russo, cappellano del carcere di Sollicciano.

La finalità del progetto, che dopo aver ottenuto il patrocinio del Comune di Firenze, verrà presentato ufficialmente alla stampa nei primi giorni del gennaio 2014 insieme alla Federazione Italiana Rugby, sarà la diffusione dell’attività sportiva del rugby in carcere e la creazione di iniziative per i giovani che abbiano come obiettivo lo sport come strumento di educazione e di welfare.

Il progetto rientra in una serie di iniziative, promosse dalla Presidenza Nazionale del Centro Sportivo Italiano, che vedono il CSI Firenze al centro di un programma che vede lo sport come strumento di welfare e promotore di un modello nuovo di sport educativo e sociale. Il Firenze Rugby 1931 si occuperà del sostegno operativo e la parte pratica delle azioni attraverso i propri operatori.

Destinatari saranno i detenuti del carcere fiorentino che saranno accompagnati in un percorso di integrazione ed inclusione attraverso il rugby. Per le finalità ed il contesto questo sport ha dimostrato, per altre esperienze di successo e per la sua natura intrinseca, di essere molto adatto allo scopo.

Lo sport, il rugby in particolare, ha una forte valenza educativa e concorre alla riabilitazione del detenuto all’interno degli istituti di reclusione. Attraverso l’attività motoria  si prevengono le malattie tipiche della sedentarietà, attraverso l’attività di squadra si impara a rispettare l’avversario e collaborare con i compagni, con l’allenamento fisico si scarica la tensione, si ritualizza l’aggressività, si liberano i pensieri.

In un contesto sovraffollato, multietnico e multiculturale, come sono in questo periodo storico le nostre carceri, l’attività sportiva ha un valore aggiunto: è un linguaggio accessibile a tutti, pertanto non esclude nessuno. Lo sport assume quindi il ruolo di facilitatore dell’interazione fra mondi, culture e lingue differenti. Il rugby in carcere diventa quindi il collegamento con la realtà esterna: “La meta è oltre”.

Un progetto gemello, da mercoledì 18, è già operativo all’interno della Casa Circondariale La Dogaia di Prato. Gli allenamenti condotti dal tecnico Davide Malpaganti hanno visto già la partecipazione di 30 detenuti e si nutre l’ambizione di iscriverli al Campionato di Serie C toscano nella prossima stagione con il nome “Gli Spartani”.

Jacopo Gramigni