L’aria del Borelli

Firenze, 28 maggio 2015 – Sabato 23 e Domenica 24 Maggio si è svolto il 9° Torneo Francesco Borelli. “Il Borelli” per chi lo conosce e lo vive dall’interno.
Perché “il Borelli” bisogna viverlo dall’interno per capire che prima che un torneo è una festa.

Come nelle giostre medioevali, la disfida è il punto culminante di una festa più ampia: il torneo è la ragione che invita a fare festa.
Così è per il Borelli, che è un po’ Natale e un pò Carnevale, un rito di passaggio che sancisce definitivamente l’arrivo di un tempo nuovo.

Con il Natale il Borelli condivide la solennità e la capacità di creare un “tempo sospeso”. Durante il Borelli pare davvero che ognuno sia più buono.
Avete mai visto qualcuno litigare durante il Borelli? Forse si, ma non ditelo in giro.
Con il Carnevale il Borelli condivide invece la capacità di invertire il corso normale delle cose e mescolare i ruoli.
Al Borelli puoi incontrare direttori d’azienda cimentarsi con la ramazza e compite segretarie diventare direttrici inflessibili.
Si può persino vedere qualche pigro nullafacente correre senza sosta da un campo all’altro.
Ma soprattutto ti può capitare di vedere un bambino timido e gracile affrontare il campo con la grinta di un veterano o un robusto ragazzotto sovrappeso involarsi sulla fascia e volare leggiadro in meta.

Il prof. Garryowen Flanker dell’Università di Hooker ha affermato che:
“Il Borelli è un rito di rinnovamento che racchiude in sé il sacrificio ma anche il principio comico, l’espressione ridanciana, lo scherzo, il riso del popolo (come nell’opera di Rabelais).
L’impegno e lo svago si mescolano in una vera festa popolare che trasforma l’ordinario in straordinario”

Ad un certo punto la senti, l’atmosfera del Borelli che ti avvolge insieme ai fumi della grigliata, tutto ciò che hai attorno si “borellizza” e anche l’ultimo ghigno si trasforma in un placido sorriso.
A malapena ti accorgi che le squadre del Firenze 1931 giocano, si battono e per poco non vanno in finale.
Dura pochi minuti la delusione di scoprire che una meta di differenza ti fa perdere la coppa, poi torna l’aria del Borelli ed è di nuovo festa.

E allora che festa sia: buon Borelli tutto l’anno fino al prossimo Borelli.

Vittorio Iervese