Ribolliti vs. Magnaorecchi, ovvero il rugby come metafora della vita

Ribolliti vs. Magnaorecchi, ovvero il rugby come metafora della vita

Firenze 1931 Old “RIBOLLITI”

Campionato Toscana Old

Firenze, Ruffino Stadium Mario Lodigiani - sabato 27 gennaio 2018

Ribolliti Firenze vs Magnaorecchi Massa 0-5

Ribolliti: Navarria, Fialà, Fusi, Romoli, Matteini, Speroni, Magini, Solibello, Soffici, Tozzi, Raddi, Miolla, Gabriele, Messina, Barbieri.

A disposizione, tutti entrati: Brescianini, Bugli, Crociani, Giuliani, Magro L., Piva, Poppi, Tomasi, Valente.

All: Magro N., Raddi G.

La vita è così: nasci, diventi bambino e cominci ad essere attratto dai giochi, soprattutto da quelli che non hanno un vero inizio e una vera fine, quelli dove accade sempre qualcosa di nuovo.
Quelli dove inizi a costruire coi compagni un  sacco di regole, che a chi non partecipa al gioco sembrano assurde e senza senso, ma che a te ai compagni che giocano con te dicono qualcosa: che stai entrando in un mondo fantastico, dove la banale palla rotonda che usano tutti gli altri diventa una fantastica astronave ovale sempre in volo con nuove traiettorie, dove il rimbalzo disegna una linea che sfida le tue capacità di previsione, dove il compagno più ciccione (quello deriso da tutti, che nessuno vuole) diventa l’amico più insostituibile per affrontare l’esercito avversario.
Poi diventi grande, capisci che il gioco è qualcosa di più ,e che chi gioca con te non è solo un compagno di giochi, ma un amico che può sostenerti nei momenti difficili, che lavora con te e cerca di migliorarsi come te…...allora studi nuovi modi di giocare, vai in palestra, guardi quelli più bravi per apprendere qualcosa e cercare di rifarlo.
Cominci un duro e faticoso cammino: a volte sei in testa, spesso resti  indietro, ma sai che alla fine la corsa è solo con te stesso.  Allora provi a migliorarti, affini gli schemi e le giocate (vabbè, quello che riesci a fare, te sei quello che sei e i compagni a volte pure peggio….), incassi delusioni, punti di sutura e bevute per dimenticare, finché non sei di fronte al momento che sembra riassumere tutta la tua vita, dove sembra che anni di sacrifici e speranze trovino finalmente un senso, l’attimo in cui si uniscono i puntini del destino fino a farti intravedere il dolce profilo della vittoria.
Allora spingi, sbraiti, sbuffi, annusi la linea di meta avversaria….il lieto fine sembra vicino, poi un piccolo errore (sia chiaro, è sempre colpa dei tre quarti!) e ti ritrovi sotto di uno a zero, palla al centro e fischio finale.
Hai perso ancora, e stavolta brucia di più perché ci avevi sperato: ma ripensi  a quando eri bambino, pensi agli amici che oggi non sono riusciti ad arrivare al campo ma che hai sentito sempre con te, e ti ritrovi stretto ai tuoi compagni (non troppo, magari); qualcuno quasi piange, ma qualcuno che ha cercato di guidarti ed educarti  - missione semi impossibile - dice “stiamo crescendo, la strada è ancora  lunga, io oggi vi ho visto giocare a rugby…..”.
Non tutto è perduto, ci rifaremo: d'altronde il rugby riesce a farci sentire felici anche in un mondo imperfetto.

Testo Leonardo Piva