Under 10, canto dei colori del Rugby

Torneo Città di Viterbo: dopo rabbia, forza, gioia e impegno, uno stretto quinto posto

Firenze, 30 aprile 2014

Cielo cinereo plumbeo, nuvole basse, scrosci di pioggia, smeraldo prato verde e lì giù in fondo, piantata nei cinque metri avversari, una linea ondulata, grumosa, a volte discontinua: una linea di bambini, di bambini biancorossi, di bambini gigliati.
La linea avanza a guadagnare metri, si spezza in continuazione e poi senza indugio si ricompatta per spingere la palla oltre il confine di meta.
I nostri piccoli piloni si sfiancano nelle mischie, giù in apnea a scontrarsi con il fronte avversario e poi nel cozzare dei corpi, mani a rovistare affannose tra grovigli di gambe, mani, teste per far proprio l’ovale e ancora cariche di sfondamento e tentativi guizzanti sui i lati e placcaggi serrati sulle ripartenze avversarie.
E di nuovo avanti in pressione, in una interminabile lotta di trincea per strappare quel poco di terra che basti a far planare le nostri ali in meta, attacchi su tutto l’argine e poi il testardo scardinamento del fronte: per almeno 4 volte i bambini portano la palla nell’area di meta, sembra meta ma meta non è!
E allora si ricomincia, il tempo è cristallizzato, è un infinito pick and go, la sintesi più raffinata di un durissimo combattimento; la linea è sempre lì in spinta, insiste ormai con il fiato corto, ma non cede, i corpi tesi ancora una volta per l’ultimo sforzo, i volti tirati dalla tensione e segnati dai colpi, i paradenti che barcollano e pendono dalle labbra per succhiare aria e poi implacabile, senza appello, arriva il fischio finale.
La squadra avversaria festeggia, ma non si sente, sul campo cala un silenzio pesante; lo sconforto e l’amarezza oscurano il cuore dei bambini: c’è chi singhiozza, chi digrigna i denti dalla rabbia, chi nasconde le lacrime nell’abbraccio sicuro dei genitori, chi incredulo ripete gridando: “ma quella era meta!”
La linea dei bambini biancorossi è ora frantumata, sfarinata, dispersa; i loro capi chini e i loro cuori agitati, ma le parole di Najib e Selvaggio con forza e dolcezza pacificano gli animi e allora i corpi si legano nel circolare abbraccio, le teste in tondo si piegano quasi a toccarsi e i loro occhi si accendono di luce nuova e si cercano con la certezza di essere una squadra che ha dato tutto, dove tutti hanno dato tutto.
Poi il cerchio si apre e il loro abbraccio si scioglie: ora le maglie volano alte e urlato sale forte nel cielo il canto di Firenze.
Nel tempo che verrà del Torneo di Viterbo forse non rimarranno nella memoria le altre partire giocate e le squadre incontrate, il lungo ed interminabile viaggio di ritorno e nemmeno uno stretto quinto posto, ma nel ricordo di molti albergherà lì giù in fondo – sotto un cielo cinereo plumbeo e su uno smeraldo prato verde – una linea increspata ed avanzante di bambini biancorossi, di bambini gigliati.
Alabim!

AEROPORTO FIRENZE RUGBY U10: Camiciottoli, Cirillo, D’Alessandro, Denti, Di Maggio, Fioravanti, Frezzi, Grieco, Maiorano, Meoli, Miniati, O’Connor, Pesci, Pinnelli, Souffy .
Educatore: Najib Ben Taleb

Vito Maiorano – Foto: Selvaggio Denti