De Bello Padovanico – la tenzone intra le vetuste schiere di Ribolliti e Rinocerotti

Canto l’arme impavide e ‘l capitano

che la schiera ribollita guidò co ‘l senno e con la mano,

che molto soffrínno nella gloriosa pugna;

nell’agone l’Inferno vi s’oppose, e s’armò

Di Pisa e Rosignano il popol misto.

Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi

segni usciron caduchi i biancorossi erranti.

O Tommy, tu che di tremula speme

avei acceso i petti fiorentini,

planando lieve in meta gialloblu,

mentre gli avanti  di scacciar perigliavan

da li ventidue le orde costiere,

e pien di fé, di zelo, ogni rubinperlato

placca, difende, ordinato in fitte schiere.

Persin lo immortal Raddik

spira alla pugna celesti ardori,

ed abbatte con angelici splendori

lo nemico che transea il suo terren;

financo ‘l Barbier furioso, pur con brutali membra,

aspetto uman si finse,

e di celeste maestà si compose

coprendo varchi nella mirabile schiera

come peregrino errante del sintetico manto.

Ma tant’è, come ‘l destino da l’inganno vita riceve,

Sì nel breve volger d’un tempo

non par che i piú rammenti lo spirto di Atena

e pur con animo guerriero

s’infrange sui rinocerotti scogli

ogni speme, ogni furor di fortuna:

la man fallace di aurelia memoria,

lo inceder sì alto contra la schiera avversa,

la cerebral nebbia che avvolge le provate menti,

ridusse da celestial ad angusto il vano premio,

e ripose i biancorossi al giogo indegno

di servitù cosí spiacente e dura.

Tre volte l’orda barbara passò,

e tre volte salia il cor dei panchinanti

dall’encomiabil Magio sempre rammenti:

perché si cessa?

perché la guerra ormai non si rinova

a liberar l’area di meta oppressa?

Ma di cotal tenzone resta bensi il cor,

consola il prode condottier  gli eroi compagni,

i quai non lunge erano sparsi, a ragunarsi invita:

lo spirto guerrier ch’entro ancor vi rugge,

lo foco degli Izi, degli Ervini, dei Silvi, dei Martini

ch’ alma generosa alletta e punge,

che può risvegliar virtù sopita,

sul limitar della prossima tenzone.

Sursum corda! Che di vittrici insegne

Il doman sia lastricato…