Under 10: ripartire dai dettagli

Firenze, 29 maggio 2014

24 maggio, Torneo di Livorno. Per raccontarne la cronaca bisogna partire dalla fine, dal dopo, dalla corsa in macchina per arrivare in tempo al Campo Lodigiani a sostegno della Prima Squadra che si gioca la salvezza per la serie A. Bisogna stamparsi negli occhi le lacrime di gioia e di rabbia di uno di quei polverosi e ammaccati guerrieri che stenta a trovare le parole ma – nell’abbraccio nervoso dei compagni – il suo sguardo gonfio e arrossato dice tutto, senza necessità di replica. Bisogna farsi cullare sulle due mete di Alejandro – allenatore dei piccoli rugbisti – che con quei meravigliosi gesti aiuta a scacciare i fantasmi di un’annata andata storta. Bisogna muoversi da questa partita che salva una stagione perché – con le debite proporzioni – a Livorno è una partita a salvare il Torneo.
I bambini sono contati, in dieci, non avranno alcun cambio, giocano su un bel campo sotto un sole battente e senza alcuna brezza dal mare che porti sollievo.
Inizia la competizione ma la prestazione della squadra è anemica, non è che manchi l’impegno ma qualcosa non gira; si sfidano avversari più organizzati e più forti ma non irraggiungibili, con un approccio diverso si potrebbe raccogliere di più. Ma qualcosa non gira. La giornata sembra prendere una brutta china, una strana tristezza comincia a serpeggiare tra i bambini e l’atmosfera e assai dimessa. Allora il loro allenatore Lorenzo “Manone” li chiama a raccolta e li sprona “Ascoltate! Nel rugby contano molto i particolari, i dettagli, non basta il fisico bisogna usare la testa, bisogna pensare a fondo, perché la palla non sempre la conquista il più veloce, ma quello che capisce il modo per arrivarci per primo. Allora entrate in campo, usate la testa e… Attenti anche alle piccole cose!”.
I bambini ascoltano tranquilli e riprendono a giocare, si capisce che la musica è cambiata, sono più presenti, più determinati. Le nostri ali Neri e Riccardo seminano gli avversari, tagliano il campo in lungo e in largo, ma ricacciano in gola l’urlo della meta per il ripetuto calpestio delle linee laterali. Di nuovo si ricomincia e ci si getta in mischia. Egon, dalle lunghe ed eleganti leve, con straordinaria generosità si avvicenda come pilone e affianca Elia, dalla bionda zazzera a spuntare dal caschetto, nel “pulire” e raccattar palloni; testardo l’altro Neri: “il professore” si aggrappa ai palloni e agli avversari per non arretrare. E’ un convulso subbuglio di emozioni, per tre volte i nostri affondano nella difesa avversaria e passano in vantaggio e per tre volte gli indomiti e tenaci avversari li riacciuffano. Manca un minuto. Con veemenza i bambini gigliati si riversano nell’area rivale, sono lì per chiudere il conto ma una fuga veloce dei livornesi semina il panico; dalla tribuna si chiudono gli occhi perché la beffa sembra abbattersi senza speranza di sorta, non si vuol guardare l’inevitabile… Ma quando si riaccende la vista, sul campo c’è solo un groviglio di corpi e l’avversario è bloccato. L’arbitro decreta la fine del tempo regolamentare ma bisogna andare avanti, ci vuole un vincitore: sarà la golden meta a decidere. Siamo ormai oltre il mezzogiorno, i bambini sono sfiancati, gli si da da bere, gli si infradicia il capo e si riparte.
Subito la metà campo avversaria diventa terra di conquista dei nostri, il riflessivo Arturo si incunea tra le maglie difensive, Fahd si oppone alle ripartenze e tiene alta la squadra. Sembra fatta. Ogni assalto sembra quello buono ma la battaglia non finisce, è interminabile, il sole sempre più alto e il caldo opprimente. Dario appare e scompare come un folletto portando in dote palloni fuori dai raggruppamenti e proprio da uno, l’ennesimo, di questi resta in terra Pietro e acciaccato ben bene esce dal campo. Ora si mette male, in inferiorità numerica senza più molte forze, si teme il tracollo. Poi da un groviglio di corpi spunta la rossa capigliatura di Matteo, il terribile parrucca, che come sospinto da tutta la squadra allunga il passo, cambia ritmo e schiaccia finalmente in meta! L’arbitro fischia, stavolta è veramente finita.
I bambini non hanno più energia nemmeno per gioire, si abbracciano tra loro e con i bambini livornesi, vincitori anch’essi per la tenacia, la fatica e la generosità dimostrate.
Un particolare forse ha spinto l’ago della bilancia dalla parte dei gigliati, un colpo d’occhio, un finta più lesta, un placcaggio più serrato… Chissà!
Sì, forse un semplice particolare…
Ma quel particolare ha reso una domenica che volgeva a burrasca in una bellissima giornata di festa dove la gioia dei bambini si è infine saldata nell’ubriacante abbraccio dei loro fratelli maggiori ebbri di felicità per l’impresa di rimanere in A!

Aeroporto Firenze Rugby U10: Camiciottoli, Conti A. Denti, Fioravanti, Maiorano, Mellini, Meoli, Morini, O’ Connor, Souffy.
Educatore: Lorenzo “Manone” Manigrasso

Vito Maiorano – foto: Selvaggio Denti