Under 14: come quando fuori piove

Firenze, 10 marzo 2016 – TOSCANA AEROPORTI FIRENZE RUGBY 1931 U14 1 – AREZZO: 84-0 

DEL GIUDICE; INNOCENTI; BROGI G.; BECATTINI; BOVO; FRANGINI; DIANI R.; CONTI; CARDOSO; FERRAZZA; CHERICI; PESCI; NANNINI; NIDIACI; HILL; TUCI; FORASASSI; PRACCHIA; FICOZZI.

Piove leggermente sul Padovani. Il primo gesto della giornata è quello dell’ombrello.

Nemmeno il tempo di entrare in campo e il Firenze 1 è già in vantaggio. Il secondo gesto consiste nel lasciare gli ombrelli per spellarsi le mani con gli applausi.

Bastano pochi minuti per capire che la partita ha un verso solo, quello che porta le maglie biancorosse ad avanzare incessantemente, per fermarsi soltanto dentro l’area di meta avversaria. Un esperto a bordo campo dice: «una buona squadra si riconosce da come riesce ad imporre il proprio ritmo e a infondere alle azioni l’intensità che preferisce». Così si passa da fasi in cui il Firenze 1 insiste con percussioni rapide e corali ad altre in cui rallenta il gioco per riorganizzare la squadra senza permettere agli avversari di conquistare terreno e prendere coraggio.

In campo piovono più mete che acqua. Sono poche quindi le cose davvero significative da riportare: il gioco alla mano fluido, la buona percentuale di trasformazioni realizzate da piedi diversi, la partecipazione di tutti al gioco di squadra, l’atteggiamento concentrato del secondo tempo nonostante il largo vantaggio acquisito, il ritorno in campo di Cardoso dopo un lungo infortunio.

Finisce 84-0 tra i sorrisi e i complimenti per tutti, anche per l’Arezzo che ha il merito di tenere il campo con determinazione fino alla fine. Il volo delle maglie e il rito dell’alabim sono il gesto che chiude questa prima partita.

TOSCANA AEROPORTI FIRENZE RUGBY 1931 U14 2 – ETRUSCHI 10-0 (I tempo)

ORLANDO; TOSCANO; MARTELLI; PICCOLI; STARDA; DE PASQUALE; BIANCHINI; GIANNARDI; LO GAGLIO P.; VITONE; GORI; MOROZZI; LO GAGLIO F.; FABBROCINO; CATARZI; PAGNI; IERVESE; GIOVANNINI; VALTANCOLI.

La pioggia si fa più insistente. Gli sguardi si fanno preoccupati. Un altro esperto a bordo campo sentenzia: «Puoi fare diverse cose piacevoli quando fuori piove e tu sei dentro al calduccio, ma una sola cosa acquista ancora più bellezza se la fai all’esterno sotto la pioggia: il rugby!». Confortati da tale saggezza, i ragazzi del Firenze 2 entrano in campo determinati e cominciano subito a macinare gioco, rinunciando alle azioni personali in favore di continui cambi di fronte. Nonostante il campo pesante, la partita è bella ed equilibrata. Dopo un’azione articolata in cui la palla passa da un lato all’altro del campo per ben due volte, arriva la prima meta del Firenze 2.

In cielo le nuvole fanno la mischia. La pioggia diventa acquazzone, l’acquazzone si trasforma in nubifragio. Il solito esperto racconta: «era dai tempi in cui Sem, Cam e Iafet giocavano insieme nell’Union Ark, allenati da un certo Noé che non vedevo una partita così». Piedi e caviglie affondano nel fango, le folate di vento imprimono strane traiettorie alla palla, l’acqua la rende sempre più sfuggente e incontrollabile, i bordi del campo scompaiono, i giocatori corrono senza sosta per difendersi dal freddo oltre che per partecipare all’azione. Eppure in quel pantano, sotto la tempesta si riesce ad apprezzare una squadra che non arretra e anzi arriva a segnare una seconda volta. Si chiude il primo tempo. L’arbitro, giovane quanto meticoloso, decide di concerto con gli allenatori delle due squadre di non far giocare il secondo tempo. I genitori sono sollevati, i ragazzi dispiaciuti.

L’alabim rimane in gola ma ai margini del terzo tempo si sente qualcuno cantare come Gene Kelly: “Let the stormy clouds chase / Everyone from the place / Come on with the rain / I’ve a smile on my face – Singing in the rain” (Lascia che le nubi tempestose inseguano tutti quanti da qui. E vai con la pioggia! Ho un sorriso sul mio volto).

Vittorio Iervese – Ph.: Bess Melendez