Al Chersoni di Prato vittoria dei Ribolliti sui Sorci verdi

Missiva ritrovata nell’archivio epistolare di Francesco Datini (1335-1410), mercante laniero e Gonfaloniere di Giustizia della Podestà di Prato

A lo illustrissimo Gonfaloniere di Giustizia de la Republica di Fiorenza

A lo excellente Capitano di Guardia del Contado e del Distretto

A li pregiati Magistrati Otto di Guardia e Balìa

Illustrissimi Messeri,

addivengo a disturbar nelle faccende vostre le Pregiatissime Signorie per addurvi a canoscenza de li incresciosi accadimenti che tenian loco ne lo contado de la borgo nostro, fori le mura del Comune, ovverosia nei pressi della localitate Iolum, donde le Vostre Magnificenze sanno allocarsi il mio fondaco di Mercatante: perché come sa chi è pratico nella terra, se il timore di Vossignorie Magistrati, che nasce dalla prontezza del trovare i delitti e giudicargli, non raffrenasse gli animi cattivi, a Fiorenza e nel contado non si potrebbe vivere.

L’addì decimo nono del mese di Ottobre, allorché il giorno volgeva al brunire, un minaccioso manipolo di intemerati scherani, con livrea biancorossa di codesta Republica agghindati, reconno grave et periglioso scompiglio a lo pacifico volgo che resedea nel sereno contado dei Tessitori.

Tal marmaglia mostrossi guidata da inverecondo Cavalier Iberico, tal Cesario da Ponte della Vedra, che a guisa di condottier Crociato mosse l’armi della centuria accompagnato da taluni offiziali che –  pur estranei alla pugna – parean conoscere l’arti sue: fra li tutti, Tillo da Antella e Solibello da Isolotto, che ancorché sciancati incitaan veementi la truppa, Andrea della Croce che offiziava alli ritratti,  Aurelio da Bosticco che parea pappa e ciccia col General suo, Giangio lo conduttor di carri e Giannocarlo da Lecce che segnalava lo periglio ai suoi con apposto vessillo – ancorché dicean li avveduti, mancante lo sbandierator primario de la banda sparigliata – assieme a lo cambusier Braccino de Magri, lo giudeo custode del manigoldo forziere Magiotte da Galluzzo e lo sciabolator cortese Andrea da Navarra.

Mal grado tali voti, si perfuse uno sconquasso maiore allorché lo manipolo guatò sul pubblico prato, annominato “Chersoni”, una similar centuria, che improvvidamente vestìa le insegne neroverdi de la parte avversa: che li sergenti della Diputazione non distinguean chi fosse guelfo o ghibellino, ma sol vedean menar fendenti e far carriere a modo feroce, con gran turbamento dei villici.

Ipso facto, mi pregio di additar a codeste Excellenze alcuni de li manigoldi che ingrossavan le schiere pugnanti sotto il Gonfalone di cotesta nobil Republica.

Lo più pugnace e furfante si appalesò in Orfeo de’ Monti (che niun era certo de lo reale paese suo), lo quale doppia ferita inferse a le schiere neroverdi, al che li compagni sui li battean le mani e imprecavan lo Altissimo per la raggiunta meta;

Talaltro impudente videsi in Guidobaldo da Nidiace, che seppur d’aspetto mite e timorato mostrossi come spietato smistator di pillotte e financo si misurò nel calciarle oltre le linee de li lanieri erranti.

Lo cui chiamavan Capitano dalle alte grida, tal Beppe da Raddicchio, con piglio da mazziere prosecuiva nel menar fendenti a destra e a manca, nella qual opra si sosteneva co li simulati anziani Malfo da Malfi e Jacopone da Cinello, che puranco incanutiti e sguarniti da bruno pelo, parean giovini di prima barba ne lo percuoter le terga altrui.

Li più videan lo pacchetto degli innanzi, sospinto da lo Nobiluomo Manfredi Tozzi Serbelloni Mazzanti Vien dal Mar, con a lo fianco li fidi Adelio da Frocille, Barbiero Rodomonte lo più svelto di lingua e di spada, Mestolo da Messina, Filippo de Pippi ed anco la nobil Madama Cinzia appalesata in foggia di messer Massimiliano da Sesto, sollevar tacchetti et adversari con medesima sorte, ed ergersi ad impenetrabil mura a lo scalpitare avverso, facendo strame de la velleità enemica.

E non da men furon li delinquenti corridori a lato, con lo possente Santo Fornario, lo alemanno Franzisco di Fusimbergo  – che già segnalossi per le continue intemperanze ne li campi ovali, parigliando lo compar suo di scorribande Gilberto da Castagno – lo qual ne li tempi addietro coteste Excellenze avean con iustitia relegato nelle segrete della Republica a fronte di intemperante condotta, et infine anco lo steccuto Izio de Muratori, lo più feral de’ suoi nella carriera innanzi.

Per lo tanto, imploro le Vostre Signorie di non voler sparger più sgomento e timore nel contado e nel borgo Pratino, di relegar suddetti briganti ne lo più misurato spatio de lo Campo di Marte – donde più difficil per loro sarà recare danno altrui, e di ordinar l’obbligo di albergo lo più lontano che sia dall’opre nostre.

In fede, lo devotissimo servitor di cotesti Excelsi Magistrati,

Francisco Datini

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